il network

Martedì 25 Febbraio 2020

Altre notizie da questa sezione


TEATRALIA

Severino e il Théatron, luogo pubblico del riconoscimento della potenza e della verità

Severino e il Théatron, luogo pubblico del riconoscimento della potenza e della verità

Calendario dei post

«Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita perché siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità: non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più». Così scriveva e ripeteva spesso, nelle sue lectio e nei suoi incontri, Emanuele Severino, morto il 17 gennaio a Brescia, ma lo si è saputo solo ieri. Se ne va il massimo filosofo italiano contemporaneo. Nel 2005 al Ponchielli nella rassegna: I mercoledì della filosofia, curata da Andrea Bisicchia, fra lo stupore del personale del teatro si dovette aprire il terzo ordine di palchi per accogliere i tanti che accorsero a sentire il pensatore bresciano, in una serata di potente bellezza. Ascoltare l’autore di Ritornare a Parmenide, il saggio che nel 1968 gli costò l’espulsione dalla Cattolica con l’istruzione di un processo dall’ex Sant’Uffizio, aveva il mistero dell’approcciarsi ad una sorta di oracolo. L’atteggiamento era di chi andava a cercare le verità ultime, il bandolo della matassa, il senso di un’esistenza e di un disorientamento che attraversa la cultura occidentale e massimamente i nostri anni. Questa la sensazione fra i velluti del Ponchielli nel 2005 oppure, due anni fa a Zibello in occasione del Festival del Pensiero ribelle, o ancora a Modena in una piazza del Duomo con oltre quattromila persone incantate a sentire parlare degli eterni, in occasione del Festival filosofia.


Davanti alla bellezza del Ponchielli Emanuele Severino esordì nella sua lectio magistralis dedicata all’illusione dell’apparire: «L’essere in questo teatro mi suggerisce l’analogia fra musica e grido. Il grido può essere di giubilo per la morte superata o di sofferenza perché la morte ha vinto. Il grido sta all’origine della festa arcaica, un grido discordante che va accordandosi in un unico suono». Laddove per Severino il Théatron trascendeva il senso stesso del significato che noi diamo al teatro: «Il théatron è il luogo del riconoscimento pubblico della potenza e della verità. Non c’è potenza senza riconoscimento pubblico, e con questo mi riferisco non solo al teatro come luogo, ma anche al sistema telematico e informatico che svolge lo stesso tema. Il teatro per i Greci non aveva nulla a che fare con la rappresentazione e la finzione, era il luogo in cui la comunità aveva coscienza di sè».

Nel pensiero di Severino lo sguardo sull’Occidente e sul suo essere terra al tramonto e sul potere della tecnica era una costante, seguendo l’insegnamento di Heidegger, Nietzsche, ma dando forma a un suo pensiero autonomo, potente, poetico e negli ultimi suoi lavori musicale. Per il filosofo bresciano l’Occidente vive nel nichilismo, ovvero nella convinzione che le cose, tutte le cose escono dal nulla e vi fanno ritorno. «Stiamo vivendo l’abbandono della tradizione occidentale e orientale, dove l’oriente è la preistoria della tradizione occidentale. Stiamo vivendo l’abbandono della tradizione da un lato e il trionfo della civiltà della tecnica dall’altro», ci disse il filosofo dell’Essere nei giorni che precedevano il suo intervento al Festival del pensiero ribelle nel 2017, organizzato da Luigi Ronda. E ancora davanti al potere della tecnica e all’annichilimento dell’uomo Severino diceva: « La tecnica esprime una ‘potenza insipiente’ rispetto a un passato e a una tradizione di un’impotenza sapiente. Bisogna fare in modo che potenza insipiente diventi potenza sapiente. Bisogna fare in modo che la tecnica ascolti il sottosuolo filosofico del nostro tempo di cui Leopardi, Nietzsche e Gentile sono i grandi abitatori. Il sottosuolo filosofico mostra come la verità supremamente evidente sia, appunto, la provvisorietà, precarietà, divenire, instabilità strutturale delle cose del mondo; e sulla base di questa convinzione tale sottosuolo mostra l’impossibilità dell’esistenza di ogni verità definitiva e di ogni Essere eterno, sì che l’unica verità definitiva è appunto il travolgimento, il divenire, di ogni presunta verità».


Il rimedio al terrore davanti alla morte e al dolore ha sempre caratterizzato l’uomo e a questo ha fatto costantemente riferimento Emanuele Severino anche in quella serata al Ponchielli in cui regalò una intensa lezione concentrandosi sulle parole Theorìa, Théatron, «due termini greci che si richiamano. Attraverso queste due parole si può affrontare il rapporto fra verità e potenza. I due termini greci offrono il la per tracciare sinteticamente il processo che porta alla dominazione della tecnica». E quasi a volersi smarcare dallo strapotere della tecnica, la filosofia per Severino, aveva il compito di disvelare all’uomo la verità o meglio la sua impossibile manifestazione: «Da un lato c’è la religione che parla dell’uomo ma ha bisogno di un salto, ha bisogno di fede. La possibilità di credere è un po’ come una scommessa. Dall’altra parte c’è la scienza che individua le regole della realtà, ma dice poco dell’uomo. La filosofia è esistita da sempre. Il cristianesimo non sarebbe quello che è senza la filosofia e la scienza si è ‘liberata’ dalla filosofia solo nell’epoca moderna. La filosofia credo possa essere definita la circolazione sanguigna del mondo», disse al Ponchielli, sintetizzando l’importanza del pensiero nell’elaborare la fatica dell’uomo di trovare un senso al suo stare nel mondo. Per arrivare alla consapevolezza che: «Il sottosuolo filosofico mostra come la verità supremamente evidente sia la provvisorietà, precarietà, divenire, instabilità strutturale delle cose del mondo; e sulla base di questa convinzione tale sottosuolo mostra l’impossibilità dell’esistenza di ogni verità definitiva e di ogni Essere eterno, sì che l’unica verità definitiva è appunto il travolgimento, il divenire, di ogni presunta verità», dichiarò su queste colonne in occasione della sua lectio al Festival del pensiero ribelle. Con la morte di Severino tace l’oracolo della filosofia del divenire...

22 Gennaio 2020